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Brianza Lecchese

Le 4 Brianze

La Brianza lecchese è quel territorio della Brianza, oggi amministrativamente in provincia di Lecco e compreso nel sud della stessa provincia di Lecco.La Brianza lecchese prende tale nome dopo l’istituzione della provincia di Lecco nel 1992 . La Brianza lecchese si trova fra la parte della provincia di Como composta dalla Brianza Comasca e la Brianza 'ex milanese', attualmente in gran parte amministrativamente compresa nella Provincia di Monza e della Brianza, cui è limitrofa la parte nord-est della provincia di Milano. La Brianza lecchese è posta all'incirca tra i fiumi Adda e Lambro (un cui affluente è il Rio Pegorino che nasce a Casatenovo), fra i laghi di Garlate, Annone, Pusiano e le colline che collegano Monticello Brianza, Missaglia e Montevecchia, arrivando fino Merate.Questa zona è solcata dai piccoli corsi d'acqua che insieme formano il Bevera.
Da Wikipedia

Comuni brianzoli nella provincia di Lecco

Annone,Bosisio,Cesana Brianza,Civate,Colle Brianza,Costa Masnaga,Dolzago,Ello,Galbiate,
GarbagnateMonastero,Garlate,Molteno,Oggiono,Rogeno.Sirone,Suello,Malgrate,Olginate,
Pescate,Valmadrera,Imbesago,Lomagna,Airuno,Brivio,Calco,Cernusco Lombardone,
Merate,Montevechhia,Olgiate Molgora,Osnago,Paderno d'Adda,Robbiate,Rovagnate,
Santa Maria Hoè,Valgreghentino,Verderio Inferiore,Verderio Superiore,Barzago,Barzanò,Bulciago,Casatenovo,
Cassago Brianza,Castello di Brianza,Cremella,Missaglia,Monticello Brianza,Nibionno,Perego,Sirtori,Viganò





Naviglio della Martesana
Il Naviglio della Martesana, anche noto come Naviglio Piccolo (in lombardo Navili de la Martesana o Naviliett),
è uno dei navigli milanesi che collega Milano con il fiume Adda dal quale riceve le acque a Concesa poco a valle
di Trezzo sull'Adda.
Situato a sud del Canale Villoresi, il Naviglio della Martesana è un canale navigabile largo dai 9 ai 18 metri,
profondo da uno a 3 metri e lungo 38,7 km (di cui alcuni coperti). Il dislivello tra l'incile e il Naviglio
di San Marco, superata la Conca dell'Incoronata, era di 19 metri.[2]
Ebbe il nome Martesana, per il contado che avrebbe attraversato, da Francesco Sforza nel 1457, ancor
prima che iniziassero nel 1460 i lavori per costruirlo. L'appellativo piccolo gli deriva dal confronto
con il precedente e ben più importante Naviglio Grande.
Nel suo percorso attraversa i territori dei comuni di Trezzo sull'Adda, Vaprio d'Adda, Cassano d'Adda, Inzago,
Bellinzago Lombardo, Gessate, Gorgonzola, Bussero, Cassina de' Pecchi, Cernusco sul Naviglio, Vimodrone
e Cologno Monzese; entra nel territorio di Milano in via Idro, alla periferia nordorientale della città,
e scorre a cielo aperto fino alla Cassina de' Pomm, all'angolo con via Melchiorre Gioia a Greco
sotto il cui manto stradale si infossa, dal 1968, con una brusca curva a sinistra. Seguendo la via,
riceve il torrente Seveso e raggiunge i bastioni di Porta Nuova dove dà origine al Cavo Redefossi.
Da Wikipedia




Villaggio Crespi d'Adda
Villaggio operaio di fine '800, città ideale del lavoro
Patrimonio Unesco


L'Unesco ha accolto Crespi d'Adda nella Lista del Patrimonio Mondiale Protetto in quanto "Esempio
eccezionale del fenomeno dei villaggi operai, il più completo e meglio conservato del Sud Europa".
Crespi d'Adda offe esempio eminente di un complesso architettonico che illustra un periodo significativo
della storia umana.
Crespi è il nome della famiglia di industriali cotonieri lombardi che a fine Ottocento realizzò
un moderno "Villaggio ideale del lavoro" accanto al proprio opificio tessile, lungo la riva bergamasca
del fiume Adda.
Il Villaggio Crespi d'Adda è una vera e propria cittadina completa costruita dal nulla dal padrone della
fabbrica per i suoi dipendenti e le loro famiglie. Ai lavoratori venivano messi a disposizione una casa
con orto e giardino e tutti i servizi necessari.
In questo piccolo mondo perfetto il padrone "regnava" dal suo castello e provvedeva come un padre
a tutti i bisogni dei dipendenti: dentro e fuori la fabbrica e "dalla culla alla tomba", anticipando
le tutele dello Stato stesso. Nel Villaggio potevano abitare solo coloro che lavoravano nell'opificio,
e la vita di tutti i singoli e della comunità intera "ruotava attorno alla fabbrica stessa", ai suoi ritmi e
alle sue esigenze.


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